Table of contentsSpalla
  1.  
    1. Dalla degenerazione tendinea silente alla lesione massiva: come si formano, come si diagnosticano e quali trattamenti — conservativi o chirurgici — sono davvero supportati dalle prove scientifiche più recenti.
      1. A cura del Dott. Simone Nicoletti,  Ortopedico e Traumatologo, specialista in chirurgia della spalla a Firenze 
  2. Introduzione
  3. Anatomia e funzione della cuffia dei rotatori
    1. Figura 1. I tendini della cuffia dei rotatori: veduta anteriore (a sinistra) e posteriore (a destra) — sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare. Illustrazioni originali © Davide Carulli / simonenicoletti.it.
  4. Epidemiologia
  5. Cause: degenerazione contro trauma
  6. Classificazione delle lesioni
  7. Sintomi
  8. Diagnosi
    1. Imaging
      1. Figura 2. A sinistra, cuffia dei rotatori integra alla risonanza magnetica; a destra, lesione a tutto spessore della cuffia (RM in sequenza T2, iperintensità in corrispondenza del difetto tendineo).
  9. Trattamento conservativo
    1. Il limite del conservativo
  10. Trattamento chirurgico
    1. Riparazione artroscopica
    2. Aumento biologico: PRP, patch e cellule
    3. Un concetto spesso frainteso
  11. Le lesioni massive e irreparabili
    1. Aggiornamento dalle evidenze: il balloon spacer ridimensionato
  12. Riabilitazione post-chirurgica
    1. Figura 3. Trattamento e recupero: (a) visione artroscopica della lesione della cuffia; (b) cuffia riparata con ancorette e suture; (c) tutore in lieve abduzione indossato nelle prime settimane dopo la riparazione.
  13. Prognosi e fattori di guarigione
    1. Quando rivolgersi allo specialista
  14. Domande frequenti
    1. Se ho una lesione della cuffia devo sempre operarmi?
    2. Qual è la differenza tra una lesione parziale e una completa?
    3. Quanto tempo serve per tornare a giocare a tennis o golf dopo l'intervento?
    4. Una lesione della cuffia non trattata può peggiorare nel tempo?
    5. Cosa succede se la lesione non è riparabile?
  15. Fonti e approfondimenti scientifici
    1.  

 

Dalla degenerazione tendinea silente alla lesione massiva: come si formano, come si diagnosticano e quali trattamenti — conservativi o chirurgici — sono davvero supportati dalle prove scientifiche più recenti.

A cura del Dott. Simone Nicoletti,  Ortopedico e Traumatologo, specialista in chirurgia della spalla a Firenze 

Tempo di lettura: 13–15 minuti

 

Introduzione

La cuffia dei rotatori è il gruppo di quattro tendini — sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare — che avvolge la testa dell'omero e ne garantisce la stabilità dinamica durante ogni movimento della spalla. Le lesioni della cuffia rappresentano una delle cause più comuni di dolore e disabilità della spalla nell'adulto, con una prevalenza che aumenta in modo marcato con l'età: studi di imaging su popolazioni asintomatiche mostrano lesioni parziali o complete in una quota rilevante di soggetti oltre i 60 anni che non riferiscono alcun sintomo.

Questo dato — lesioni presenti ma silenti — è centrale per capire perché la gestione di questa patologia sia oggetto di un dibattito scientifico ancora aperto: non ogni lesione visibile in risonanza magnetica richiede un trattamento, e non ogni lesione sintomatica richiede la chirurgia. La decisione terapeutica va costruita sul singolo paziente, integrando età, livello di attività, dimensione e cronicità della lesione, qualità del tessuto tendineo e muscolare, e soprattutto l'impatto funzionale reale sui sintomi.

Anatomia e funzione della cuffia dei rotatori

I quattro tendini della cuffia si inseriscono sulla grande e piccola tuberosità dell'omero formando un vero e proprio manicotto muscolo-tendineo attorno alla testa omerale. Il sovraspinato è il tendine più frequentemente coinvolto: origina dalla fossa sovraspinata della scapola, decorre sotto l'acromion e si inserisce sulla faccetta superiore della grande tuberosità — un tragitto anatomico che lo espone sia a fenomeni di attrito meccanico sotto l'arco coraco-acromiale, sia a una zona di relativa ipovascolarizzazione nota come "zona critica", situata circa 1–2 cm prossimalmente alla sua inserzione, che ne condiziona la capacità di guarigione biologica.

Funzionalmente, la cuffia dei rotatori non è solo un motore del movimento (rotazione interna/esterna, abduzione), ma soprattutto uno stabilizzatore dinamico: centra la testa omerale nella glena durante ogni gesto del braccio, contrastando l'azione del deltoide che, non bilanciata, tenderebbe a far risalire la testa omerale contro l'arco acromiale. Quando la cuffia si lesiona in modo esteso, questo delicato equilibrio di forze si rompe, ed è questo — più della semplice perdita di forza — a generare buona parte della disfunzione clinica.

Figura 1. I tendini della cuffia dei rotatori: veduta anteriore (a sinistra) e posteriore (a destra) — sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare. Illustrazioni originali © Davide Carulli / simonenicoletti.it.

Epidemiologia

Cause: degenerazione contro trauma

Le lesioni della cuffia dei rotatori riconoscono due meccanismi principali, spesso combinati:

  • Degenerazione legata all'età: è la causa più frequente. Il tessuto tendineo subisce nel tempo un progressivo processo di alterazione della matrice collagene, riduzione della vascolarizzazione e microtraumi ripetuti da attrito meccanico, che ne riducono la resistenza fino alla rottura, talvolta per uno sforzo banale che agisce solo da fattore scatenante su un tendine già indebolito.
  • Trauma acuto: una caduta sul braccio teso, un sollevamento improvviso di un carico, una lussazione di spalla (soprattutto oltre i 40 anni, dove la lesione di cuffia associata alla prima lussazione è tutt'altro che rara) possono causare una rottura tendinea acuta anche su un tendine precedentemente sano, tipicamente in pazienti più giovani e attivi.

Numerosi fattori aumentano il rischio di lesione: età superiore a 50–60 anni, attività lavorative o sportive con movimenti ripetuti sopra la testa, fumo (associato a peggiore qualità del tessuto tendineo e a più alto tasso di ri-rottura dopo riparazione), diabete mellito, ipercolesterolemia, familiarità, e fattori anatomici come la morfologia dell'acromion (i tipi ad uncino secondo la classificazione di Bigliani sono associati a maggiore incidenza di conflitto subacromiale e lesione).

Classificazione delle lesioni

Le lesioni si classificano innanzitutto in base allo spessore coinvolto:

  • Lesioni parziali, che coinvolgono solo una porzione dello spessore tendineo (superficie articolare, superficie bursale, o intratendinee), spesso ulteriormente graduate secondo la classificazione di Ellman in base alla percentuale di spessore interessato.
  • Lesioni a tutto spessore (complete), che attraversano l'intero tendine mettendo in comunicazione lo spazio articolare con lo spazio subacromiale.

Le lesioni a tutto spessore vengono ulteriormente descritte in base a dimensione (piccola, <1 cm; media, 1–3 cm; grande, 3–5 cm; massiva, >5 cm o coinvolgente più di un tendine), grado di retrazione secondo la classificazione di Patte (dal grado 1, retrazione minima, al grado 3, retrazione fino alla glena), e grado di infiltrazione grassa del ventre muscolare secondo la classificazione di Goutallier, un parametro cruciale perché un'infiltrazione grassa avanzata (stadio 3–4) è predittiva di scarsa guarigione tendinea anche dopo riparazione tecnicamente corretta.

Classificazione

Cosa misura

Rilevanza clinica

Spessore (Ellman, parziale/completa)

Percentuale dello spessore tendineo coinvolto

Guida la scelta tra trattamento conservativo, debridement e riparazione

Patte (retrazione)

Distanza del moncone tendineo retratto dalla sua inserzione

Influenza la riparabilità e la tecnica chirurgica

Goutallier (infiltrazione grassa)

Sostituzione adiposa del ventre muscolare alla RM/TC

Predice la qualità della guarigione post-riparazione

Sintomi

Il quadro clinico varia molto in base a dimensione, cronicità e velocità di insorgenza della lesione. I sintomi più comuni includono:

  • Dolore alla regione antero-laterale della spalla, spesso irradiato lungo il braccio fino al gomito (raramente oltre), tipicamente accentuato dai movimenti sopra la testa e dal decubito laterale sul lato colpito.
  • Debolezza, in particolare nei gesti di elevazione e rotazione esterna, più marcata nelle lesioni ampie o massive.
  • Limitazione funzionale nelle attività che richiedono di sollevare le braccia sopra la testa (vestirsi, riporre oggetti, attività sportive overhead).
  • Crepitii o scrosci percepiti dal paziente durante il movimento.

Una lesione traumatica acuta e completa può presentarsi con l'incapacità improvvisa di sollevare attivamente il braccio (la cosiddetta pseudoparalisi, quando il deficit di elevazione attiva è marcato nonostante un'escursione passiva conservata), un quadro che merita una valutazione specialistica tempestiva perché la finestra terapeutica per una riparazione con i migliori esiti biologici è più favorevole nelle prime settimane dal trauma.

Diagnosi

L'esame obiettivo si basa su una combinazione di test di forza specifici per ciascun tendine (test di Jobe per il sovraspinato, test di rotazione esterna resistita per il sottospinato, lift-off e belly-press test per il sottoscapolare) e test di conflitto subacromiale (Neer, Hawkins-Kennedy), la cui combinazione aumenta l'accuratezza diagnostica rispetto al singolo test isolato.

Imaging

La risonanza magnetica è l'esame di riferimento per la caratterizzazione completa della lesione (sede, dimensione, retrazione, qualità muscolare), mentre l'ecografia dinamica, nelle mani di un operatore esperto, offre un'accuratezza comparabile per le lesioni a tutto spessore, con il vantaggio di un esame dinamico, rapido e a basso costo, oltre alla possibilità di confronto diretto e immediato con la spalla controlaterale. La radiografia standard, sebbene non visualizzi direttamente i tendini, rimane utile per valutare segni indiretti di lesione cronica (risalita della testa omerale, sclerosi della grande tuberosità) e per escludere patologie concomitanti come l'artrosi.

Figura 2. A sinistra, cuffia dei rotatori integra alla risonanza magnetica; a destra, lesione a tutto spessore della cuffia (RM in sequenza T2, iperintensità in corrispondenza del difetto tendineo).

Trattamento conservativo

Le linee guida più recenti (incluso l'aggiornamento della clinical practice guideline dell'American Academy of Orthopaedic Surgeons sulla gestione delle lesioni di cuffia) confermano che, per molte lesioni — in particolare quelle parziali, degenerative e di piccole dimensioni in pazienti a domanda funzionale moderata — un ciclo strutturato di trattamento conservativo rappresenta una prima linea ragionevole. Studi randomizzati con follow-up a lungo termine (ad esempio il lavoro di Kukkonen e il trial di Moosmayer) hanno mostrato che, nelle lesioni degenerative non traumatiche di piccole e medie dimensioni, i risultati della fisioterapia sono in molti casi comparabili a quelli della riparazione a distanza di anni, pur con una quota di pazienti che, non migliorando, passa poi alla chirurgia.

Il trattamento conservativo comprende:

  • Fisioterapia mirata al rinforzo dei muscoli della cuffia residua e della muscolatura scapolare, con l'obiettivo di ottimizzare la meccanica di centraggio della testa omerale anche in presenza di una lesione strutturale.
  • Modifiche dell'attività, evitando in modo mirato (non necessariamente totale) i gesti che riproducono il conflitto sotto-acromiale.
  • Farmaci antinfiammatori per il controllo dei sintomi nelle fasi di riacutizzazione.
  • Infiltrazioni di corticosteroidi, utili per il controllo del dolore a breve termine, da utilizzare con giudizio e in numero limitato per il possibile effetto negativo sulla qualità del tessuto tendineo residuo in caso di infiltrazioni ripetute e ravvicinate.

Il limite del conservativo

La fisioterapia gestisce i sintomi e la funzione, ma non ripara il tendine né inverte l'infiltrazione grassa muscolare. Nel paziente giovane con lesione traumatica, un'eccessiva attesa può trasformare una lesione riparabile in una irreparabile: è qui che la scelta del "prima il conservativo" va pesata con criterio, non applicata come regola automatica.

Trattamento chirurgico

La riparazione chirurgica è indicata quando il trattamento conservativo ben condotto (generalmente per 3–6 mesi, salvo le eccezioni discusse sotto) non produce un miglioramento funzionale soddisfacente, o come prima scelta in specifiche situazioni: lesioni traumatiche acute e complete in pazienti giovani e attivi (dove un intervento precoce, entro alcune settimane dal trauma, si associa a migliori tassi di guarigione biologica), pseudoparalisi acuta, o lesioni ampie in pazienti con elevata domanda funzionale.

Riparazione artroscopica

Oggi la maggior parte delle riparazioni viene eseguita per via artroscopica, mininvasiva, reinserendo il tendine sulla sua sede anatomica sulla tuberosità omerale mediante ancorette che portano fili di sutura. Le due tecniche principali sono la configurazione a singola fila (single-row) e quella a doppia fila (double-row o trans-osseous equivalent), quest'ultima progettata per ricreare un'area di contatto tendine-osso più ampia e biomeccanicamente più solida, con alcune evidenze di minor tasso di ri-lesione strutturale nelle lesioni di dimensioni maggiori, sebbene le differenze in termini di esito clinico soggettivo tra le due tecniche siano spesso modeste.

Aumento biologico: PRP, patch e cellule

Negli ultimi anni si è cercato di migliorare la guarigione tendine-osso con l'aumento biologico della riparazione. Le evidenze più recenti sono sfumate: alcune revisioni sistematiche e meta-analisi (2023–2025) suggeriscono che il plasma ricco di piastrine (PRP) possa ridurre il tasso di ri-lesione strutturale rispetto alla sola riparazione, con un beneficio clinico però modesto e spesso al di sotto della soglia di rilevanza percepita dal paziente. I patch di aumento (dermici allograft, scaffold sintetici o riassorbibili) mostrano risultati promettenti nelle lesioni ampie o di scarsa qualità tissutale, ma con eterogeneità di materiali e protocolli che rende ancora prematuro trarre conclusioni definitive. È un campo in evoluzione, in cui è corretto informare il paziente che si tratta di strategie adiuvanti, non di soluzioni garantite.

Un concetto spesso frainteso

Un tendine "guarito radiograficamente" (integro alla RM di controllo) e un paziente "soddisfatto clinicamente" non sono sempre la stessa cosa: una quota di pazienti riferisce un buon risultato funzionale anche in presenza di una ri-lesione strutturale parziale, perché il sollievo dal dolore e il recupero di forza possono derivare anche dal debridement dei tessuti infiammati e dal ribilanciamento della meccanica della spalla, non solo dalla perfetta integrità anatomica del tendine riparato.

Le lesioni massive e irreparabili

Quando la lesione coinvolge più tendini, presenta una retrazione severa (Patte 3) e un'infiltrazione grassa avanzata (Goutallier 3–4), può non essere tecnicamente riparabile con una tenorrafia diretta, o esserlo solo con un rischio elevato di ri-rottura. In questi casi selezionati, le opzioni includono:

  • Trasferimenti tendinei (ad esempio del grande dorsale per le lesioni postero-superiori, o del gran pettorale / gran dentato per il sottoscapolare), che sostituiscono la funzione del tendine mancante utilizzando un altro muscolo, indicati in pazienti relativamente giovani con articolazione ancora ben conservata. Il trasferimento del trapezio inferiore è emerso come opzione per la perdita di rotazione esterna.
  • Ricostruzione capsulare superiore (SCR), tecnica che utilizza un innesto (fascia lata autologa o dermico allograft) per ricreare un tetto superiore alla testa omerale e ripristinare parte della stabilità dinamica persa.
  • Protesi inversa di spalla, l'opzione più affidabile e prevedibile nei pazienti più anziani con lesione massiva irreparabile e artropatia da cuffia associata (vedi il nostro articolo dedicato all'artrosi di spalla), perché modifica la biomeccanica articolare rendendo il deltoide, anziché la cuffia, il motore primario dell'elevazione del braccio.

Aggiornamento dalle evidenze: il balloon spacer ridimensionato

L'impianto a palloncino subacromiale (balloon spacer), a lungo proposto come opzione mininvasiva per le lesioni irreparabili, è stato messo alla prova dal trial randomizzato in doppio cieco START:REACTS (Lancet, 2022; follow-up a 2 anni confermato nel 2025): il palloncino non è risultato superiore al solo debridement artroscopico e, in alcune misure funzionali, i pazienti trattati con debridement da soli hanno fatto lievemente meglio. È un buon esempio di come un dispositivo intuitivamente sensato debba essere validato da studi rigorosi prima di entrare nella pratica come standard.

Riabilitazione post-chirurgica

La riabilitazione dopo riparazione di cuffia segue un protocollo a fasi ben codificato, la cui tempistica dipende soprattutto dalla dimensione della lesione riparata: tipicamente un periodo iniziale di immobilizzazione con tutore (4–6 settimane) durante il quale si eseguono solo esercizi di mobilizzazione passiva per proteggere la riparazione durante la fase più critica di guarigione biologica tendine-osso; segue una fase di mobilizzazione attiva-assistita e attiva; infine, generalmente non prima delle 10–12 settimane, si introduce il rinforzo progressivo. Il ritorno completo alle attività sportive o lavorative pesanti richiede in genere dai 4 ai 6 mesi, con un recupero della forza che può proseguire fino a 12 mesi. Va segnalato che il dibattito su immobilizzazione precoce contro mobilizzazione precoce rimane aperto: le evidenze attuali non mostrano differenze nette nel tasso di guarigione, e la scelta viene individualizzata sulla dimensione della lesione e sulla qualità della riparazione.

Figura 3. Trattamento e recupero: (a) visione artroscopica della lesione della cuffia; (b) cuffia riparata con ancorette e suture; (c) tutore in lieve abduzione indossato nelle prime settimane dopo la riparazione.

Prognosi e fattori di guarigione

I principali fattori che influenzano l'esito, sia in senso favorevole sia sfavorevole, sono: dimensione e cronicità della lesione, grado di retrazione e infiltrazione grassa al momento dell'intervento, età del paziente, qualità ossea, abitudine tabagica, diabete mellito e aderenza al programma riabilitativo post-operatorio. Le lesioni riparate precocemente dopo un trauma acuto, su tessuto tendineo e muscolare di buona qualità, hanno tassi di guarigione strutturale significativamente più alti rispetto a lesioni croniche di lunga data riparate tardivamente.

Quando rivolgersi allo specialista

Una valutazione ortopedica tempestiva è raccomandata in caso di trauma recente seguito da incapacità di sollevare attivamente il braccio, dolore persistente da oltre 4–6 settimane nonostante trattamento conservativo iniziale, debolezza progressiva, o dolore notturno severo che compromette il sonno in modo continuativo.

Domande frequenti

Se ho una lesione della cuffia devo sempre operarmi?

No. Molte lesioni, in particolare quelle parziali, croniche e degenerative in pazienti con domanda funzionale moderata, possono essere gestite con successo con un percorso conservativo strutturato. La decisione va sempre personalizzata, tenendo conto che nel paziente giovane con lesione traumatica l'attesa eccessiva può ridurre la riparabilità.

Qual è la differenza tra una lesione parziale e una completa?

Una lesione parziale coinvolge solo una porzione dello spessore del tendine, mentre una lesione completa (a tutto spessore) lo attraversa interamente, mettendo in comunicazione l'articolazione con lo spazio subacromiale.

Quanto tempo serve per tornare a giocare a tennis o golf dopo l'intervento?

In genere il ritorno graduale allo sport avviene non prima dei 4–5 mesi dall'intervento, con una progressione controllata guidata dal fisioterapista e dal chirurgo, e il pieno recupero della forza che può richiedere fino a 12 mesi.

Una lesione della cuffia non trattata può peggiorare nel tempo?

Sì, è possibile: alcune lesioni parziali o di piccole dimensioni possono progredire in dimensione nel tempo, così come può progredire l'infiltrazione grassa del muscolo corrispondente, un processo che, una volta avanzato, non è reversibile. Questo è uno degli argomenti a favore di una valutazione specialistica tempestiva anche in presenza di sintomi lievi ma persistenti.

Cosa succede se la lesione non è riparabile?

Esistono oggi diverse opzioni chirurgiche alternative alla riparazione diretta (trasferimenti tendinei, ricostruzione capsulare superiore, protesi inversa di spalla), la cui scelta dipende da età, livello funzionale richiesto e presenza di eventuale artrosi associata. Il balloon spacer, invece, va oggi proposto con cautela alla luce delle evidenze più recenti.

Questo articolo ha finalità informativa e divulgativa e non sostituisce una valutazione clinica individuale. Ogni decisione diagnostica e terapeutica deve essere presa insieme al proprio medico o chirurgo ortopedico di riferimento, sulla base della storia clinica e dell'esame obiettivo specifici.

1Come capisco se ho una lesione della cuffia dei rotatori?
I segnali tipici sono dolore antero-laterale della spalla, spesso peggiore di notte e nel dormire sul lato colpito, debolezza nel sollevare il braccio e difficoltà nei gesti sopra la testa. La conferma richiede però la visita specialistica e un esame di imaging (risonanza).
2Una lesione della cuffia dei rotatori guarisce da sola?
No: il tendine lesionato non si ricuce spontaneamente. La fisioterapia può però compensare la lesione, ridurre il dolore e recuperare la funzione in molti casi, soprattutto nelle lesioni parziali e degenerative.
3Devo operarmi per forza?
Non sempre. Molte lesioni, in particolare quelle parziali e croniche in pazienti con domanda funzionale moderata, si gestiscono con un percorso conservativo. Nel paziente giovane con lesione traumatica, invece, un'attesa eccessiva può ridurre la riparabilità: qui la valutazione precoce conta.
4Qual è la differenza tra lesione parziale e completa?
Dopo la riparazione artroscopica si porta un tutore per 4-6 settimane, si recupera il movimento nei mesi successivi e il ritorno alle attività pesanti o sportive avviene in genere in 4-6 mesi, con il recupero della forza che può proseguire fino a 12 mesi.
5Cosa succede se non tratto una lesione della cuffia?
Alcune lesioni possono ingrandirsi nel tempo e il muscolo corrispondente può andare incontro a degenerazione grassa, un processo che, una volta avanzato, non è reversibile. È uno dei motivi per valutarla per tempo anche se i sintomi sono lievi.
6Serve sempre la risonanza magnetica?
Non sempre: l'ecografia dinamica, in mani esperte, è accurata per le lesioni a tutto spessore ed è rapida ed economica. La risonanza resta l'esame di riferimento per pianificare l'intervento, perché valuta anche la retrazione e la qualità del muscolo.

Fonti e approfondimenti scientifici

  1. American Academy of Orthopaedic Surgeons. Management of Rotator Cuff Injuries — Clinical Practice Guideline. org
  2. Metcalfe A, et al. Subacromial balloon spacer for irreparable rotator cuff tears of the shoulder (START:REACTS): a group-sequential, double-blind, multicentre randomised controlled trial. Lancet, 2022. PubMed
  3. Haque A, et al. Two-Year Follow-up of the START:REACTS Randomized Controlled Trial. Am J Sports Med, 2025. PMC
  4. Kukkonen J, et al. Treatment of nontraumatic rotator cuff tears: a randomised controlled trial with long-term follow-up. J Bone Joint Surg. PubMed
  5. Moosmayer S, et al. Tendon repair compared with physiotherapy in the treatment of rotator cuff tears — long-term results. PubMed
  6. Biologic augmentation in rotator cuff repair: current evidence and future directions. PMC
  7. The Effectiveness of Platelet-Rich Plasma in the Management of Rotator Cuff Tears: A Systematic Review and Meta-Analysis. PMC

 

 

Dr. Simone Nicoletti

A cura del